Esperienze all’estero

Annalia Pagliuzzi (sve in Croazia 16 aprile- 13 giugno 2018)

L’anno scorso, a luglio, mi sono laureata in lingue, dopo due settimane ho trovato un lavoro in un hotel e
mi ci sono buttata a capofitto. Mi piaceva, avevo colleghi giovani e disponibili e avevo la possibilità di
utilizzare le lingue che ho imparato. Dopo qualche mese, però, mi sono sentita come soffocata da quella
che era diventata una routine così velocemente. Il lavoro non mi soddisfava più e neanche uscire il
sabato sera mi dava quella sorta di sollievo che generalmente di ritiene debba dare. Insomma, ero un
po’ persa e mi sono chiesta cos’è che volevo fare della mia vita e cos’è che volevo diventare. E’ stato in
quel momento che ho deciso di partire. Ho comprato un biglietto per l’Irlanda di sola andata con l’unica
pretesa di fare nuove esperienze, qualunque esse siano state. Dopo un po’ di insicurezze iniziali, sono
partita in quinta e mi sentivo che non avrei mai voluto fermarmi. Dopo due settimane mi sono candidata
per questo curioso progetto SVE che ho trovato per caso. Non sapevo bene cosa aspettarmi e neanche
se sarei stata scelta, temevo che la mia lettera motivazionale fosse un po’ povera di motivazioni. Lo era
in effetti, ma ringrazio quel qualcuno che ha saputo leggere tra le righe del mio testo che ero in cerca di
qualcosa che un’esperienza del genere avrebbe potuto darmi.

Ho speso due bellissimi mesi a Zagabria con Oa.Za lavorando al progetto “Oasis for children”, progetto
che ha come obiettivo di far entrare nelle scuole un’educazione non formale, basata sul contatto con la
natura e sul dialogo con noi, i volontari. Ogni giorno si andava nelle scuole: a volte si piantavano fiori,
altre si dipingeva e altre si zappava! Abbiamo organizzato due festival a cui ci è stato richiesto di
metterci in gioco al massimo, è stato talvolta stancante ma visto il risultato ne avrei organizzati altri
cento.

Mi voglio concentrare di più sull’altro aspetto dello SVE che è stato, per me, la cosa più importante.
Questo aspetto sono gli altri ragazzi che arrivano da tutta Europa e che letteralmente hanno convissuto
con me. Per tutti era una situazione nuova, per alcuni anche un po’ spaventosa e sì, molto particolare
ma è stata la situazione particolare più meravigliosa in cui mi sono trovata. Non sto esagerando se dico
che dopo qualche giorno avevamo la sensazione di essere a casa, ci siamo creati un mondo pieno di
giochi, scherzi e canzoni tutto nostro. Siamo diventati amici, amici veri. Ho inventato una canzone che è
diventata la colonna sonora dello SVE, l’abbiamo cantata e ricantata allo sfinimento. Ancora oggi, a
distanza di due mesi, me la canticchio almeno una volta al giorno e non posso fare a meno di sorridere.

Come ho detto all’inizio, ho deciso di partire un po’ alla scoperta di me, sembra banale detta così ma
chiunque si trovi nella mia situazione capirà senza tanti giri di parole. Be’ non ho trovato me stessa,
sarebbe stato troppo facile ma ho fatto una cosa che è di pari importanza: ho iniziato a intraprendere la
strada verso me stessa, ho capito un po’ di più il mio carattere, ho iniziato ad accettare dei miei difetti, a
lavorare su degli altri e a fare qualcosa di concreto per arrivare un giorno a dire: che bella questa vita
che mi sono costruita. Questo è avvenuto grazie a Oa.Za perché un altro dei loro obiettivi è cercare di
indirizzare noi giovani verso questo futuro che ci spaventa tanto. Lo hanno fatto attraverso workshop di
diverso genere, attraverso gesti e sorrisi.

Ci sono state delle difficoltà, certo, ma sarebbe riduttivo dire che ne è valsa la pena. Quindi in
conclusione questo è il mio consiglio per te che stai leggendo: parti, fallo appena puoi e abbraccia ogni
situazione che ti troverai davanti perché, che sia bella o spaventosa, ti porterà a crescere un po’ di più.

 

 

Cristella Rinaldi (4 settembre 2017- 31 agosto 2018)

Salve, mi chiamo Cristella Rinaldi e ho svolto il mio servizio di volontariato in Belgio dal 4/09/2017 al
31/08/2018. Il mio progetto si chiamava: “accopagnament avec les personnes adultes handicapeés”,
tradotto:” accompagnamento con persone adulte con handicap.”

Il mio lavoro consisteva nell’aiutare gli educatori della struttura Les Charmilles a svolgere le diverse
attività da loro proposte nel “planning delle attività”. L’istituzione era a sua volta suddivisa in altre due
edifici, uno con i residenti meno autonomi, Clef des Champs, e l’altra con i residenti più autonomi.
l’Ecoline.

In questo progetto non ero da sola. A condividere il mio lavoro da volontaria c’era una ragazza spagnola,
Lidiana, con cui ci alternavamo i turni di due settimane ciascuno nelle due diverse strutture. Ma nel mese
di febbraio, a causa di problematiche sorte tra un residente e la mia collega, abbiamo deciso, insieme
nostro tutore, di lavorare io presso l’Ecoline e Lidiana alla Clef des Champs.

Il lavoro si svolgeva così: la mattina aspettavamo che i residenti si svegliassero per fare colazione, dopo
di che si svolgevano le diverse attività, come: equitazione, sport, attività di disegno e teatro. A
mezzogiorno si pranzava e alle 14:00 si riprendevano le attività, per esempio: piscina, cucina,
giardinaggio, shopping.

Dato che abitavamo lontano dalle strutture del lavoro (circa 45 minuti di bus), iniziavamo dalle 7:50 e
finivamo alle 16:00 (nonostante l’orario di ritorno del bus era alle 16:22), lavoravamo solo 4 giorni, dal
lunedì al giovedì.

Per circa 9 mesi abbiamo avuto il corso di francese (13 lezioni al mese di 3 ore al giorno). E’ stato
complesso soprattutto perché io non avevo una buona conoscenza del francese al mio arrivo in Belgio.
L’impatto con la lingua e con la cultura è stata forte e intensa, ma è stata l’esperienza più bella che abbia
fatto nella mia vita, fin ora.

Alla fine di questo “viaggio” ho imparato una nuova lingua, ho conosciuto tante persone e ho imparato
tante cose anche su me stessa.